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Scillufo Arredamenti è rivenditore autorizzato CASSINA a Palermo. Da quando ha avuto inizio nel 1965, la collezione CASSINA “I Maestri” ha contribuito a far emergere i valori assoluti del design, quelli che si affermano al di fuori dello spazio e del tempo. Con la riedizione dei mobili disegnati da Le Corbusier, Charlotte Perriand, Gerrit Thomas Rietveld, Charles Rennie Mackintosh, Erik Gunnar Asplund e Frank Lloyd Wright, CASSINA ha dimostrato come la riflessione e la ricerca sull’opera dei maestri del Movimento Moderno possono diventare terreni fecondi per il design contemporaneo. Le riedizioni dei mobili su progetto originali di di Le Corbusier sono prodotte solo da CASSINA , azienda storica di arredamento di lusso e di alta qualita’.

cassina palermo

QUALITA’
La qualità di un prodotto parla da sola, ma non s’improvvisa.
CASSINA opera come un’industria ma non ha rinnegato le proprie origini artigianali.

Il reparto falegnameria, cuore antico dell’azienda, continua ad essere il perno intorno al quale ruota l’eccellenza esecutiva che ha reso famoso il nome CASSINA nel mondo. Organizzati per isole di lavoro, gli artigiani lavorano il legno con l’aiuto di moderni macchinari, ma la manualità continua ad essere il vero motore di tutte le lavorazioni, specie quando si devono realizzare incastri millimetrici, che rendono possibili montaggi cosi precisi che quasi non richiedono colla. Perché ciò avvenga è indispensabile che la materia prima sia eccellente. I legni, selezionati con cura all’origine e quindi in fabbrica in base all’utilizzo, sono impiegati con autentica maestria, per sfruttarne al meglio le caratteristiche ma anche gli eventuali difetti.
L’affidabilità delle materie prime – soprattutto il legno, ma anche i pellami e i tessuti – comporta un costo economico che l’azienda considera un investimento sulla qualità del prodotto finale e garanzia della sua unicità.

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INNOVAZIONE

Il processo produttivo è interamente monitorato: un codice a barre accompagna ogni prodotto in tutte le fasi di lavorazione, dall’approntamento dei componenti all’imballaggio finale. In qualsiasi momento il cliente può essere informato sullo stato di avanzamento del suo ordine e rassicurato sulla puntualità della consegna.
Un laboratorio interno provvede a testare i prodotti in conformità alle norme UNI.
L’organizzazione di tutti i processi produttivi e le loro modalità fanno di CASSINA una vera industria, ma i suoi prodotti, anche se realizzati in una logica pienamente industriale, mantengono l’unicità del pezzo fatto a mano, rispettoso dell’uomo e della natura.

Il design italiano e CASSINA formano un binomio consolidato (e per certi versi scontato), che nasce da capacità imprenditoriali e intuizioni scaturite nel difficile e stimolante periodo del secondo dopoguerra.

Sul finire degli anni Quaranta, CASSINA si apre alle collaborazioni con progettisti esterni all’azienda: la separazione della progettazione dalla produzione segna il progressivo passaggio dalla dimensione artigianale a quella industriale, e l’avvio di ricerche formali e di sperimentazioni sui materiali che si dimostreranno molto ricche di risultati.
La trasformazione è favorita da numerose commesse per arredi navali: le poltrone realizzate per queste forniture devono possedere particolari caratteristiche costruttive, come il sovradimensionamento delle strutture, la divaricazione delle gambe o ancora le imbottiture rigide rispondenti all’impiego e alle forti sollecitazioni cui le poltrone devono essere sottoposte.

LC2 Cassina

La collaborazione con Gio Ponti è tra le più proficue, sia dal punto di vista formale sia da quello tecnico. La sedia Superleggera (1957) non sarebbe stata possibile senza l’abilità e la capacità di sperimentazione e di lavorazione della CASSINA e dei suoi artigiani: attraverso progressivi alleggerimenti della struttura (una sezione triangolare di soli 18 millimetri di lato) e modifiche sulla forma dei montanti, si arriva ad una sedia molto robusta che pesa solo 1,66 kg. Prodotta e venduta da quasi cinquant’anni, la Superleggera è simbolo della forza della dialettica tra poetica del progettista e caparbietà e conoscenza tecnologica degli artigiani dell’azienda.

Negli anni Sessanta CASSINA si avvicina alle materie plastiche e ai materiali ad iniezione o pre-impregnati o espansi, che svincolano gli arredi dai paradigmi formali precedenti. La poltrona Ciprea (1968), per esempio, progettata da Afra e Tobia Scarpa, non è una poltrona imbottita, ma un unico volume costituito da un blocco di poliuretano espanso iniettato, con una trapuntatura in dacron incorporata nel rivestimento intercambiabile.

Dalla seconda metà degli anni Sessanta, il design radicale entra in CASSINA attraverso la collezione BracciodiFerro, un laboratorio di idee di design del mobile, nel quale si concretano le nuove istanze e le provocazioni che giungono da progettisti quali Alessandro Mendini e Gaetano Pesce.

Nello stesso clima culturale di dissenso e ripensamento nasce la poltrona AEO (1973), progettata da Paolo Deganello – Archizoom, in collaborazione con il Centro Ricerche e Sviluppo CASSINA. Il prodotto è l’espressione di un’ideologia libera da convenzioni. Smontabile, lavabile, compatibile con qualsiasi arredo perché priva di riferimenti linguistici precedenti, la poltrona AEO offre indiscussi vantaggi d’uso, quali la leggerezza e la comodità. Un insieme di caratteristiche strettamente connesse alla scelta dei materiali e al loro uso spregiudicato e sperimentale: una base in Durethan grigio iniettato, una struttura di acciaio verniciato a fuoco sulla quale è infilato, come una camicia, il tessuto di cotone che forma schienale e braccioli, un cuscino imbottito in poliuretano espanso e ovatta di poliestere come seduta.

La messa a punto di nuove tecnologie produttive diventa occasione per il superamento di forme tradizionali. Con il mod.932 (1965) progettato da Mario Bellini, l’imbottitura stessa si fa poltrona; eliminata la struttura portante rigida, l’imbottito si riduce a un insieme di due/tre/quattro cuscini, finiti indipendentemente, assemblati e tenuti insieme da una sorta di cintura. Il divano e il letto Le Mura (1972), sempre di Mario Bellini, derivano dalle ricerche condotte dal Centro Ricerche CASSINA sulla tecnica della schiumatura a freddo in stampo, cui seguono gli esperimenti sulla schiumatura differenziata a freddo, per rispondere a diverse esigenze di morbidezza e di tenuta strutturale. La poltroncina Break (1976), ancora di Mario Bellini, invece è composta da pannelli con telaio d’acciaio flessibile, realizzati in poliuretano schiumato ad alta densità ed assemblati mediante speciali agganci alla base e con una cerniera lampo che corre lungo i lati dei pannelli per tutta l’altezza.

A Mario Bellini si deve una pietra miliare del design italiano: la sedia CAB (1977). È costituita da uno scheletro in tubolare d’acciaio e da una pelle tesa in cuoio cucito, fermato alla struttura con quattro cerniere lampo. Un vestito integrale teso come una pelle sopra una struttura metallica, in un rapporto di simbiosi strutturale e organica. Un’innovazione tecnica e formale, una sedia tuttora in produzione, inutilmente imitata.

L’innovazione talvolta si definisce in un movimento: accade nel divano Maralunga (1973), di Vico Magistretti (la variazione del poggiatesta trasforma lo schienale da alto a basso con un semplice gesto), e in Wink (1980), di Toshiyuki Kita, utilizzabile come poltrona o come chaise longue, attraverso il ribaltamento della base in avanti. Wink ha anche lo schienale ad inclinazione regolabile ed è dotata di un poggiatesta suddiviso in due parti, ciascuna reclinabile indipendentemente.

Con Gaetano Pesce CASSINA sperimenta i “pezzi unici prodotti in serie”. I dettagli della forma delle sedute Sit Down (1975) cambiano, infatti, da un esemplare all’altro, pur mantenendo lo stesso assetto formale d’insieme. La schiuma poliuretanica è usata nella maniera meno complessa, per ottenere pezzi di serie simili ma non uguali. Gli imbottiti sono realizzati in un unico blocco di poliuretano espanso iniettato in uno stampo in cui è stesa una trapunta in ovatta di poliestere e appoggiata la struttura portante verticale di acciaio rinforzato da cinghie. Il poliuretano iniettato si gonfia liberamente e spontaneamente, sagomandosi dove incontra il negativo dello schienale e del sedile dello stampo, dando così luogo ad una forma di volta in volta diversa.
Nel tavolo Sansone (1980) Pesce lavora con la resina di poliestere stampata in colata. Le tre varianti disponibili – quasi rettangolare, quasi quadrato e quasi rotondo – sono realizzate in combinazioni di colori, bianco/rosso/verde, diverse da un esemplare all’altro.
La ricerca di nuovi materiali e di nuove tecnologie si ripropone con I Feltri (1987), nei quali Pesce utilizza un feltro a forte spessore irrigidito con resina termoindurente per ottenere poltrone di grande libertà formale. L’interno è coperto con un materassino trapuntato, amovibile e fissato con automatici. Il sedile è collegato alla struttura mediante legacci di canapa che contornano anche la parte superiore, morbida, della seduta.

Da quando nel 1990 le strategie di progetto CASSINA si sono orientate alla definizione di concept di prodotto in grado di corrispondere a nuovi stili di vita e di comportamento, la collaborazione instaurata con alcuni progettisti ha consentito all’azienda di ridefinire alcune tipologie di mobili e di svilupparne di inedite.

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